" La 40a festa paesana di Olmo, Arezzo"

Nell'incantevole cornice della Valdichiana

La Sagra della Bistecca

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La Sagra della Bistecca nasce all’inizio degli anni ’70 con lo scopo di ricreare l’occasione per gli abitanti del paese e di quelli limitrofi, per incontrarsi e conoscersi attorno ad un evento popolare.

Nel 2001 la festa paesana acquisisce il nome di “Sagra della Bistecca”, d’ora in poi, grazie alla qualità della cucina e della carne utilizzata, è entrata a far parte delle più importanti feste paesane toscane ed ogni anno richiama migliaia di visitatori ed amatori della buona cucina toscana.

La posizione del paese, posto in Valdichiana, alle porte della cittadella medioevale di Arezzo, permette al turista di godere della visita della città e, successivamente, poter gustare la qualità delle bistecche della Valdichiana.Dal 2008 si costituisce il “Comitato Sagra della Bistecca”, scindendo il legame con il gruppo sportivo, dapprima finanziato con i proventi della festa, per devolvere, così, il ricavato ad attività di utilità sociali per Olmo.

Il ricavato ha permesso di realizzare, e continuare nel tempo, le attività del gruppo sportivo del paese.

Dal 1974 ad oggi molte cose sono cambiate, i volti dei visitatori e quelli dei protagonisti, ma non è cambiato il forte spirito di aggregazione e partecipazione,  e la volontà di divertirsi sapendo di contribuire a migliorare e far crescere il nostro paese, alle porte della Valdichiana, ad un passo dalla città di Arezzo.

La Bistecca

Della bistecca si perdono le tracce indietro nel tempo. La sua tradizione, la sua celebrità e il suo nome si possono far risalire alla celebrazione della festa di San Lorenzo e alla famiglia dei Medici.
In occasione di San Lorenzo, il 10 agosto, la città si illuminava della luce di grandi falò, dove venivano arrostite grosse quantità di carne di vitello che venivano poi distribuite alla popolazione.

La Toscana e Firenze, all’epoca dei Medici, erano un importante crocevia dove si potevano incontrare viaggiatori provenienti un po’ da ogni parte del mondo e così si narra che proprio in occasione di un San Lorenzo fossero presenti alle celebrazioni alcuni cavalieri inglesi a cui venne offerta la carne arrostita sui fuochi.

Questi la chiamarono nella loro lingua beef steak riferendosi al tipo di carne che stavano mangiando.
Da qui una traduzione adattata alla lingua corrente creò la parola bistecca che è giunta fino ai giorni nostri.

Una versione alternativa la fa risalire agli inglesi, presenti a Firenze nell’800, i quali hanno lasciato notevoli tracce nella cucina toscana. Si trattava di persone facoltose, che potevano permettersi anche tagli di carne pregiata, come la beef steak, appunto, ma anche come il roast beef, peraltro anch’esso presente nella cucina fiorentina.

 

É ottenuta dal taglio dalla lombata (la parte in corrispondenza alle vertebre lombari, la metà della schiena dalla parte della coda) del vitellone di razza chianina: ha nel mezzo l’osso a forma di “T” – in inglese infatti è chiamata T-bone steak – con il filetto da una parte e il controfiletto dall’altra.

L’esperto culinario Pellegrino Artusi, nel suo manuale La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, così definisce il taglio della bistecca: «Bistecca alla fiorentina. Da beef-steak, parola inglese che vale costola di bue, è derivato il nome della nostra bistecca, la quale non è altro che una braciuola col suo osso, grossa un dito o un dito e mezzo, tagliata dalla lombata di vitella». [wikipedia]
bistecca

I Maccheroni [tagliatelle]

maccheroni

maccheroni sono un tipo di pasta alimentare ottenuta mescolando semola di grano duro, uova ed acqua.

Secondo una leggenda le tagliatelle sarebbero state inventate nel 1487 dal bolognese mastro Zefirano, cuoco personale di Giovanni II di Bentivoglio in occasione del matrimonio di Lucrezia Borgia (che passò da Bologna nel viaggio verso Ferrara, per sposare il Duca di FerraraAlfonso I d’Este) che per preparare la pasta si ispirò ai suoi biondi capelli.

In realtà è soltanto una storiella inventata dall’illustratore e umorista bolognese Augusto Majani nel 1931.

« Fate una pasta d’ova e di farina,
E riducete rimenando il tutto
In una sfoglia, ma non troppo fina,
Uguale, soda e, sul taglier pulito,
Fatene tagliatelle larghe un dito.Che farete bollire allegramente
In molt’acqua salata, avendo cura
Che, come si suol dir, restino al dente;
Poiché se passa il punto di cottura
Diventan pappa molle, porcheria,
Insomma roba da buttarla via.Dall’altra parte in un tegame basso,
Mettete alcune fette di prosciutto
Tagliato a dadi, misto, magro e grasso;
Indi col burro rosolate il tutto.
Scolate la minestra e poi conditela
Con questo intinto e forma, indi servitela.Questa minestra che onora Bologna
Detta la Grassa non inutilmente
Carezza l’uomo dove gli bisogna,
Dà forza ai muscoli ed alla mente
Fa prender tutto con filosofia
Piace, nutre, consola e così sia. »
(Lorenzo Stecchetti)

Mettere la farina a fontana sulla spianatoia e fare al centro un incavo col pugno. Rompere le uova al centro della farina e mescolare il tutto per bene fino a che lentamente vengano completamente assorbite. Impastare ora il tutto per almeno 15 minuti fino ad ottenere un composto liscio ed elastico. Se le uova non bastassero ad amalgamare la farina aggiungere un cucchiaio o due di acqua e lasciarla riposare qualche minuto sulla spianatoia quindi la si divide in pezzi e la si stende con un matterello fino a tirare una sfoglia sottile. A questo punto, lasciare asciugare la sfoglia per qualche minuto: una volta asciutta, arrotolare la sfoglia su se stessa tagliarla a fettine larghe 1/2 centimetro. Allargare le tagliatelle su un piano asciutto lasciarle asciugare per qualche ora prima della cottura. [wikipedia]

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